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Come comunicare con le persone con demenza
Approfondimenti scientifici

Come comunicare con le persone con demenza

La voce della vita in me non può raggiungere l’orecchio della vita in te; parliamoci, tuttavia: per non sentirci soli. Khalil Gibran

 

Tra i segni più evidenti della demenza vi è l’alterazione del linguaggio verbale. Negli stadi più avanzati, la persona con demenza potrebbe pronunciare parole poco comprensibili che potrebbe rinunciare a parlare chiudendosi in se stessa influendo negativamente sul deterioramento: un circolo vizioso tra declino cognitivo, scarso uso della parola, isolamento sociale e declino cognitivo. 

Questa situazione ha ripercussioni anche sul piano emotivo sia per la persona con demenza che non si sente compresa sia per chi se ne prende cura che può sentirsi spaventata, impotente e frustrata dall’impossibilità di comunicare con il proprio caro.

Di fronte alla difficoltà comunicative nella relazione con la persona con demenza, molto spesso, succede che chi se ne occupa svolge il ruolo di colui che impartisce ordini, ammonisce di fronte all’errore e indica costantemente cosa fare o non fare, cosa dire o non dire.

Si crea una situazione asimmetrica in cui piano piano la persona con demenza tende a scomparire e le conversazioni diventano un continuo: “tu fai questo, tu fai quello… tu, tu, tu..”, in cui non ci sono scambi.

Come comunicare con le persone con demenza?

Favorire la comunicazione nella vita quotidiana con le persone con demenza è possibile. Secondo l’approccio capacitante di Pietro Vigorelli l’obiettivo da tenere a mente è: tenere viva la conversazione. In pratica, bisogna cercare di evitare parole che producono chiusura della conversazione e disagio, scegliendo, invece le parole che producono un risultato favorevole ovvero la continuazione della conversazione per quella che chiama una una Convivenza sufficientemente felice.

Dobbiamo tener conto che:

  • tutte le parole (anche quelle gridate) e i gesti hanno un significato: è importante riconoscere il valore comunicativo del linguaggio non verbale.
  • per stimolare l’uso della parola nelle persone con demenza è utile parlare lentamente, pronunciando una parola per volta con un tono pacato, poi attendere in silenzio che la persona risponda rispettando i suoi tempi.
  • porsi in un atteggiamento di accoglienza e ascolto, mostrandosi interessati a ciò che ha da dire, si sentirà riconosciuto e avrà un suo comportamento attivo nella conversazione.

Alcuni consigli suggeriti da Pietro Vigorelli*:

  • Non fare domande;
  • Non correggere;
  • Ascoltare;
  • Non interrompere;
  • Rispettare la lentezza, le pause, il silenzio;
  • Non completare le frasi lasciate in sospeso;
  • Non giudicare;
  • Riconoscere l’intenzione di comunicare;
  • Restituire il motivo narrativo ripetendo ciò che intendeva dire;
  • Rispondere in eco riprendendo le sue parole;
  • Rispondere con empatia ovvero mettendosi nei panni dell’altro;
  • Riconoscere le emozioni attraverso le espressioni del volti e dei gesti;
  • Prendere in seria considerazione le parole dell’interlocutore;
  • Cercare un punto di incontro felice;
  • Rispondere alle domande;
  • Restituire affettività ed emozioni;
  • Parlare della sua vita passata;
  • Riassumente quanto detto dall’interlocutore.

 

 

 

 Pietro Vigorelli è medico psicoterapeuta, promotore dell’Approccio Capacitante e del Gruppo Anchise. Tra i suoi libri: “Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana“;  “La conversazione possibile con il malato Alzheimer